Un impressionista ante-litteram a Rancate (Svizzera, Canton Ticino)

Serodine e brezza caravaggesca sulla “Regione dei laghi”

  Cultura e società  

Giovanni Serodine, una “meteora” sulle orme del Caravaggio, nato ad Ascona da padre ticinese, architetto e decoratore, a cavallo tra Cinquecento e Seicento, morto poco più che trentenne nel 1630 a Roma, è certamente tra i più validi interpreti del naturalismo e del luminismo di Caravaggio.

Ora la Pinacoteca Zust di Rancate, famosa per le mostre atte alla valorizzazione delle sue collezioni dopo lunghi studi, partendo dall’opera autografa della sua Raccolta, ’San Pietro in carcere’, ci offre questa attenta retrospettiva dell’artista. Affiancata da dipinti di alcuni suoi compagni di viaggio, essa intende dimostrare come il ‘caravaggismo’ abbia preso piede nelle terre prealpine molto più di quanto finora si sia pensato. Serodine, pittore ignorato ai tempi suoi, viene riscoperto e rivalutato dalla critica del Novecento. Il merito di avergli dato il posto che gli compete spetta al più grande storico dell’arte del secolo scorso Roberto Longhi che lo defini “non soltanto il più forte pittore del Canton Ticino ma uno dei maggiori di tutto il Seicento italiano” innalzandolo al livello di Rembrandt, proprio commentando l’opera della Pinacoteca.

Vediamo il percorso di questo artista nel suo breve tratto: bambino, seguì il padre a Roma dove esercitava come stuccatore; da giovane lavorò a fregi perduti per Palazzo Borghese e si formò sugli esempi del Merisi, di Orazio Borgianni e dei caravaggisti olandesi diventando la figura più importante nella prosecuzione del linguaggio del ‘gran lombardo’. A 23 anni dipinse grandi pale d’altare ed ottenne la commissione per l’affresco dell’abside di Santa Maria della Concezione in Spoleto; eseguì due pale per la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. La sua pittura si fece poi sempre più intrisa di luce con pennellate rapide, tale da parere un impressionista pre-nato.

Ora in mostra, accanto alle sue opere provenienti dalla Parrocchiale di Ascona, dai musei ticinesi e da collezioni private, vengono presentati dipinti mai visti in occasioni pubbliche, atti a dimostrare come pitture di temperie caravaggesca dei suoi contemporanei anche di ambiente romano abbiano trovato accoglienza nella zona prealpina fra i laghi d’Orta e di Como toccando Ceresio e Verbano, Gozzano e Como. Nell’esposizione, coordinata da Mariangela Agliati Ruggia (Direttrice del Museo) con Alessandra Brambilla, a cura di Roberto Contini e Laura Damiani Cabrini, con la collaborazione di Simona Capelli, vengono considerate opere dei celebri Guercino, Borgianni, Tanzio da Varallo, Domenico Fetti, Giuseppe Vermiglio, Matthias Stom, Hendrich ter Brugghen, ma non solo, anche tele di ottimi artisti ancora in attesa di battesimo. Per ragioni conservative alcuni dipinti non sono esposti, ma illustrati nel ricco catalogo (Silvana Editoriale) che intende essere un primo tentativo di censimento offerto al pellegrino nei territori limitrofi, ticinese, lombardo e piemontese e che potrà essere strumento molto utile a studiosi, ricercatori su questo artista e il suo tempo anche dopo la conclusine della mostra.

Una mostra da non perdere, ancora per due settimane, a soli cinque chilometri dal confine con l’Italia. Sempre in questa sede, in occasione dell’anno di celebrazioni per il quarto centenario della nascita di Pier Francesco Mola (1612-1666) possiamo vedere una piccola mostra dossier dedicata al pittore originario di Coldrerio, che lavorò anche ampiamente a Roma, realizzando capolavori per i committenti più prestigiosi del momento. La sala, che rimarrà allestita fino al 13 Gennaio, presenta una selezione di opere custodite nelle collezioni del Museo Cantonale d’Arte di Lugano, che ’dialogano’ con alcuni dipinti, in buona parte inediti, provenienti da importanti collezioni private.

Info: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst - CH-6862 Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera - Tel. +41 (0)91 816 47 91 - www.ti.ch/zuest - fino al 13 gennaio 2013 - orari: da martedì a venerdì, 9/12 e 14/18, sabato, domenica e festivi, 10/12 e 14/18.

Fabio Giuliani

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