La carriera di uno dei più noti esponenti dell’avanguardia russa e degli artisti più influenti del ventesimo secolo

Aleksandr Rodèenko al Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano

  Cultura e società  

Attraverso oltre trecento opere tra fotografie, fotomontaggi, collage, stampe offset e costruzioni spaziali, il Museo d’arte della Svizzera italiana documenta con la mostra “Aleksandr Rodèenko”, in programma fino all’8 maggio 2016 nella sede del LAC a Lugano, la carriera di uno dei più noti esponenti dell’avanguardia russa e degli artisti più influenti del ventesimo secolo.

Le opere in mostra sono state selezionate da Olga Sviblova, fra le massime esperte di fotografia e d’arte delle avanguardie sovietiche, direttrice del Multimedia Art Museum di Mosca (già Moscow House of Photography) e curatrice del Padiglione Russo alla Biennale di Venezia del 2009.

L'avanguardia russa ha rappresentato un fenomeno unico nel Novecento. La sorprendente energia creativa espressa dai suoi esponenti alimenta ancora oggi i movimenti artistici contemporanei, trovando riflesso anche nelle più recenti forme di grafica e design. Aleksandr Rodèenko (1891- 1956) è stato uno dei principali generatori di idee di quella stagione straordinaria e ne ha incarnato lo spirito.

Pittura, design, teatro, cinema, tipografia, fotografia, sono i campi a cui l’artista applicò il proprio talento, trasformandoli radicalmente e aprendoli a nuovi percorsi di sviluppo.

I primi anni Venti, in particolare, rappresentarono “un’età intermedia” in cui, anche se per breve tempo, sperimentazione artistica e sociale coincisero. Il carattere interdisciplinare dell’opera di Rodèenko è documentato in mostra dalle collaborazioni con altri artisti, letterati, intellettuali - come l’amico poeta Vladimir Majakovskij, i registi Sergej Ejzenstein, Dziga Vertov, gli scrittori Osip Brik e Sergej Tret’jakov - ma anche dalle illustrazioni per libri, riviste, manifesti pubblicitari e di propaganda.

Rodèenko guardò alle avanguardie dell’epoca e da esse attinse i principi per l’elaborazione di un’estetica del tutto nuova. I fotomontaggi e i manifesti da lui creati fanno tesoro delle forme dinamiche del futurismo, della semplificazione formale neoplastica e suprematista, dell’inventiva dei fotomontaggi dadaisti. Questi spunti concorrono a immagini in cui i principi delle diverse correnti artistiche permettono di ottenere la massima efficacia comunicativa. Le immagini pubblicitarie o di propaganda ideate dall’artista stupiscono ancora oggi e le forme espressive da lui sperimentate rimangono tuttora di grande attualità.

Proprio l’interesse per il fotomontaggio condusse Rodèenko, nel 1924, alla fotografia e, più precisamente, a un’idea di fotografia del tutto nuova: non sostenuta dal desiderio di documentare la realtà in modo distaccato, ma tesa a sottolinearne il carattere emotivo, dinamico, vitale. Il ruolo del fotografo e della macchina fotografica venivano in tal modo radicalmente ripensati.

Il nuovo approccio sperimentato dall’artista si diffuse rapidamente e venne ripreso non solo dagli allievi e dai colleghi che ne condividevano gli obiettivi, ma persino da avversari politici ed estetici. Il “metodo Rodèenko” è caratterizzato dalla composizione diagonale, da scorci e punti di ripresa insoliti, dal basso verso l’alto e viceversa, dall’ingrandimento di dettagli che mettono in luce aspetti della realtà industriale: dalla produzione in serie alle nuove forme create dalla tecnologia.

Nell’esposizione di Lugano la nuova visione fotografica di Rodèenko trova espressione nelle serie dedicate alla città di Mosca del primo ventennio del Novecento, all’architettura, alle attività ginniche e parate sportive, ai prodotti dell’industria e al lavoro, ma anche dalle fotografie di stampo giornalistico che negli anni Trenta celebrano le imprese del regime stalinista.

Nelle immagini della capitale sovietica si manifesta il desiderio di sottolineare la modernità e vitalità della città all’indomani della Rivoluzione d’ottobre; le fotografie dedicate a ginnasti e alle parate raffigurano gli uomini e le donne che incarnano lo spirito dei nuovi tempi. Nei loro gesti atletici, nella sincronia dei movimenti si manifestano spirito dinamico e una nuova coesione sociale. I prodotti dell’industria sono rappresentati così da esaltarne l’uniformità e la serialità apparentemente infinita, espressione di una nuova epoca tecnologica e di nuove prospettive di benessere.

Negli scatti dedicati alla costruzione del canale tra il Mar Baltico e il Mar Bianco, benché realizzati con l’intento di celebrare una grande impresa ingegneristica (essi erano destinati infatti alla pubblicazione internazionale “URSS in costruzione”), traspare l’aspetto sinistro di un’impresa che si rivelerà tanto inutile quanto costosa in termini umani.

L’opera fotografica dell’artista non si esaurisce quindi in espedienti formali. Uno spirito romantico e utopico detta le sue scelte estetiche. L’artista manifesta la propria fiducia nella possibilità di una trasfigurazione positiva del genere umano e del mondo. Le serie fotografiche realizzate negli anni Venti possono essere lette come illustrazioni di una realtà e di una vita che i principi del costruttivismo avevano contribuito a rivoluzionare.

Completano il percorso espositivo tre Costruzioni spaziali: sculture aeree ideate fra 1920 e 1921, fra le prime espressioni dell’estetica costruttivista. Si tratta di oggetti ottenuti attraverso l’applicazione di un principio compositivo essenziale; ogni scultura si compone di sagome geometriche, ovali, esagoni, quadrati, progressivamente più piccoli, ritagliate da uno stesso foglio di metallo o di compensato. Tali opere mettono in luce un ulteriore aspetto della creatività di Rodèenko e riflettono il desiderio di applicare anche all’arte l’essenzialità e la ripetitività dei principi alla base della produzione industriale.

La mostra è accompagnata da un catalogo (ed. Skira) comprendente circa 250 immagini, i testi della curatrice Olga Sviblova, di Varvara Rodèenko, figlia dell’artista, del nipote Alexander Lavrentiev, e da uno scritto dello stesso Rodèenko.

Info: Museo d’arte della Svizzera italiana - LAC, Piazza Luini 6, Lugano e Palazzo Reali, Via Canova 10, Lugano - info@masilugano.ch - www.masilugano.ch

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