Sostenibilità, innovazione nella tradizione, il cibo come “ponte tra i popoli” e l’enogastronomia nei programmi scolastici i temi più condivisi

Anno del Cibo Italiano: esperti di turismo enogastronomico tracciano il futuro del settore

  Food and beverage  

A Bergamo, in occasione dell’Anno del Cibo Italiano nel mondo e della presentazione del Primo rapporto sul turismo enogastronomico italiano, esperti nazionali e internazionali hanno avuto modo di confrontarsi e discutere sull’innovazione nel turismo enogastronomico.

Abbiamo organizzato questo incontro per confrontarci sulle tendenze più attuali - ha affermato Roberta Garibaldi, Università di Bergamo, promotore dell’incontro organizzato con l’Association for Tourism, Leisure Education and Research (ATLAS) - e per dare un contribuito fattivo al dibattito sul turismo enogastronomico, identificando le azioni più rilevanti da sviluppare per soddisfare una domanda oggi in costante crescita.

Tutti gli esperti convengono su quanto ha affermato da Erik Wolf: Direttore della World Food Travel Association (USA) nel rapporto: L’interesse verso tutto ciò che è legato al cibo rimane altissimo e non vi sono segnali di una diminuzione nel breve periodo. Il futuro appare quindi luminoso. Nuove opportunità si apriranno per le destinazioni e gli operatori del settore, che dovranno valorizzare la componente enogastronomica, ad esempio attraverso lo storytelling o proposte specifiche”. E come ha afferma Trevor Benson: Direttore della Culinary Tourism Alliance (Canada): Il turismo enogastronomico ha le potenzialità per diventare un veicolo di sviluppo sostenibile per le piccole comunità agricole e un mezzo di sussistenza per le persone direttamente coinvolte nella produzione agroalimentare.

Emerge con prepotenza il tema della sostenibilità. Non si tratta di un semplice auspicio ma, ai fini di uno sviluppo armonioso del settore, di una necessità: per le comunità locali, per i produttori, per le destinazioni e l’ambiente. Per fare ciò è necessario avere una governance forte, che veda direttamente coinvolte le istituzioni e le DMO locali. Anne-Mette Hjalager, Editor-in-chief della rivista Journal of Gastronomy and Tourism e massima esperta del settore: “Il turismo enogastronomico sarà una ‘pietra miliare’ nello sviluppo delle destinazioni nei prossimi cinque anni, con i singoli settori maggiormente stimolati a collaborare fra loro favorendo innovazioni intersettoriali. La sostenibilità diventerà il principio guida non solo nella produzione agroalimentare, ma anche nel turismo”. Dal Primo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano emerge che per il 42% gli italiani è fattore di scelta rilevante in un viaggio la presenza di strutture e/o eventi sostenibili.

Aggiunge Garibaldi: Il turismo ha un forte impatto sull’ambiente e il cibo è un aspetto focale. Il consumo di cibo nell’industria del turismo è in costante crescita, se nel 2010 era pari a 39,4 milioni di tonnellate nel 2050 arriverà a 82 milioni di tonnellate (Gössling, 2017). Pensiamo allo spreco alimentare correlato. In viaggio si spreca molto più che a casa, un esempio i grandi buffet per la prima colazione e i piatti pieni lasciati sui tavoli. Sia gli operatori che i turisti devono essere sensibilizzati sul tema e incentivati ad adottare soluzioni e comportamenti “responsabili.

È stato dimostrato, ad esempio, che circa il 67% del cibo che l’industria ricettiva inglese ha portato in discarica, poteva essere tranquillamente riutilizzato (Gössling, 2017).

È fortemente auspicabile - ha sottolineato Karolina Buczkowska-Golabek della Poznań University (Polonia) - accrescere la consapevolezza dei cittadini sul valore del proprio patrimonio enogastronomico, sui principi di alimentazione sana e sulla sostenibilità, dallo spreco alimentare all’utilizzo di prodotti locali.

Un importante inizio sarebbe quello di integrare questi temi all’interno dei programmi scolastici sia dalla scuola primaria. - ha affermato Roberta Garibaldi - L’Italia dovrebbe seguire l’esempio di altri Paesi come la Finlandia ed iniziare ad inserire questi temi nei programmi educativi.

Fondamentale per le destinazioni trovare un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra storytelling ed autenticità. I turisti ricercano il cibo del territorio, ma spesso la cucina va verso una forte innovazione, soprattutto nelle metropoli. Spesso si celebrano i grandi chef con una cucina di ricerca, ma il turista apprezza con una propensione molto maggiore le ricette tradizionali e i sapori puri. I turisti che amano mangiare piatti tipici del luogo in un ristorante locale sono il 73%, quelli che desiderano mangiare in un ristorante gourmet di alto livello sono il 27% (Rapporto turismo enogastronomico italiano). La proposta di storytelling che oggi è raccomandata - ha affermato Carlos Fernandes, direttore del Corso di Laurea in Turismo presso l’Istituto Politecnico di Viana do Castelo (Portogallo) - porta in diversi casi ad una teatralizzazione che travisa la realtà storica, il punto di equilibrio va trovato cercando di soddisfare il crescente bisogno di spettacolarizzazione e di intrattenimento, con rigore ed attenzione agli aspetti educativi che verranno comunque ricercati.

Un ultimo tema condiviso: il ruolo che l’enogastronomia ha per creare un “ponte” tra i popoli. Wantanee Suntikul, Politecnico di Hong Kong, ha posto l’attenzione sulla gastro-diplomazia. L’enogastronomia può essere un veicolo dell’identità di un territorio poiché fa leva su valori condivisi. Lo sviluppo di esperienze a tema può essere un’occasione per il turista di conoscere i prodotti e le tradizioni locali, ma anche un’opportunità per stimolare un reciproco contatto tra turista e popolazione locale.

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