Schibsted: il report annuale Second Hand Effect

19/07/2018

E’ stato pubblicato il report annuale Second Hand Effect, la ricerca di Schibsted, svolta insieme con l’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale (IVL) che quantifica l’impatto green della Second Hand Economy, analizzando il risparmio generato in termini di CO2.

La ricerca, che ha coinvolto Italia, Spagna, Francia, Svezia, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Marocco, Brasile e Messico, ha preso in esame gli annunci pubblicati su Subito.it (che offre il servizio online di compravendita più semplice, veloce e sicuro per realizzare ottimi affari grazie a efficacia del servizio, qualità e ampiezza dell’offerta) dagli utenti privati ed escluso quelli pubblicati dalle aziende e relativi alle categorie servizi, animali e immobiliare. Tutti i dati d’impatto ambientale, relativi agli annunci e alla gestione aziendale, sono stati, quindi, inseriti nel calcolatore delle emissioni di anidride carbonica creato da IVL, permettendo la quantificazione dei potenziali effetti positivi sull’ambiente al netto delle emissioni aziendali.

L’analisi del ciclo di vita è un metodo di ricerca scientificamente riconosciuto e utilizzato per calcolare l’impatto ambientale che si basa sull’assunzione che ogni prodotto usato venduto sostituisca la produzione di un prodotto equivalente nuovo e la gestione della dismissione del prodotto stesso. Per elaborare i dati di impatto ambientale relativi all’estrazione e alla produzione dei materiali e al processo di smaltimento, l’IVL ha creato una partizione dei materiali basata sulla composizione media degli oggetti presenti nelle diverse categorie della piattaforma. Ad esempio, un divano è mediamente formato da: 30% legno, 11% acciaio, 18% polipropilene, 20% poliuretano, 10% poliestere, 7% cotone, 3% pelle, 1% lana. Per ogni bene è stato calcolato l’impatto ambientale derivante dall’estrazione della materia prima, dalla lavorazione dei materiali di cui è composto e dal processo di dismissione. Successivamente, il totale è stato comparato in chilogrammi equivalenti di diossido di carbonio (CO2e). Il valore attribuito all’oggetto è stato convertito in base alla composizione della partizione dei materiali e ad ogni partizione è stato associato un quantitativo di materiale (plastica, acciaio e alluminio) e di emissioni in chilogrammi di CO2e.

Nel calcolo effettuato è stato tenuto conto anche dell’impatto ambientale che deriva dal trasporto degli oggetti tra venditore e compratore - con una stima per eccesso (molte compravendite avvengono in prossimità e con scambio a mano) di 44 km per annuncio. Inoltre, è stato preso in considerazione anche l’impatto ambientale negativo che deriva dalle attività svolte dall’azienda. Le voci considerate sono il consumo di energia elettrica dei server e degli uffici e gli spostamenti di lavoro. Il risultato finale è al netto degli impatti negativi aziendali.

Partendo dal presupposto che acquistare un oggetto usato significa non produrne uno nuovo e non dismettere lo stesso, eliminando le emissioni di CO2 e il consumo di nuovi materiali, Schibsted, ha evidenziato come soltanto in Italia gli utenti di Subito.it, la piattaforma per la compravendita dell’usato, hanno risparmiato nel 2017 4,5 milioni di tonnellate di CO2, pari a 4,4 milioni di voli a/r Roma-New York o a 12 mesi senza traffico nella città di Roma, alla produzione di quasi 7 miliardi di kg di pasta, alla produzione e al riciclo di 65 milioni di biciclette, 18 milioni di divani, 12,4 miliardi di bottigliette di Coca-Cola da 200ml, 329 milioni di sneakers o ancora 16,6 milioni di laptop.

Comprare e vendere usato, generando un circolo virtuoso che allunga la vita degli oggetti, che impatto effettivo ha sull’ambiente? Un risparmio di 21,5 milioni di tonnellate di CO2 soltanto nei 10 principali Paesi in cui opera Schibsted attraverso le sue piattaforme (Francia, Spagna, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Marocco, Brasile, Messico, Italia e Svezia). Grazie agli oltre 8 milioni di utenti unici mensili che utilizzano Subito.it, azienda n. 1 per vendere e comprare online, solo in Italia sono state risparmiate 4,5 milioni di tonnellate. Acquistare e comprare beni usati non è quindi solo un modo per fare buoni affari arrivando a guadagnare mediamente €1.030 - come evidenziato dall’Osservatorio Second Hand Economy condotto da DOXA per Subito.it - ma è anche un gesto di responsabilità nei confronti dell’ambiente che prende il nome di Second Hand Effect.

Oltre alle 4,5 milioni di tonnellate di CO2, grazie all’economia dell’usato sono state risparmiate ben 245.927 tonnellate di plastica, con cui si potrebbero produrre 4,6 miliardi di bottigliette PET da 2 litri oppure 34,7 miliardi di buste di plastica, 1,6 milioni di tonnellate di acciaio, equivalenti a 428.861 container, o ancora a 153.830 tonnellate di alluminio che corrispondono a 10,3 miliardi di lattine.

Ogni giorno, solamente su Subito, circa 50.000 italiani contribuiscono alla Second Hand Economy, quell’economia dell’usato che in Italia vale 21 miliardi di euro, ovvero l’1,2% del PIL. - commenta Melany Libraro, CEO di Subito - Ogni volta che qualcuno di noi compra o vende usato compie un ‘piccolo gesto’ importante per il futuro di tutti, perché concorre a ridurre il nostro impatto ambientale, concretamente. Nel 2017, 18 milioni di ‘piccoli gesti’ hanno risparmiato all’ambiente 4,5 milioni di tonnellate di CO2 immesse in atmosfera: un grande risultato che ci rende orgogliosi e che soprattutto vogliamo renda orgogliosi tutti i nostri utenti.

Proprio per dare valore a ogni singolo gesto, restituendo agli utenti la misura dell’impatto ambientale della loro compravendita, Subito ha sviluppato secondhandeffect.subito.it, un sito dedicato al Second Hand Effect, dove trovare il risparmio di CO2 per gli oggetti più comunemente comprati e venduti sulla piattaforma, insieme alla classifica delle regioni e delle città più virtuose e al report completo sul risparmio generato da Subito.it e dalle piattaforme del gruppo Schibsted.

Per calcolare il risparmio complessivo derivante dalla compravendita su Subito.it, l’IVL ha preso in considerazione le emissioni derivanti dalla produzione degli oggetti più venduti sulla piattaforma.

Quante emissioni si eviterebbero quindi per ogni singolo oggetto? La compravendita di un’auto usata ad esempio permette di risparmiare 5,6 tonnellate di CO2, un computer portatile 270kg, un divano 250kg, un passeggino 220kg, uno smartphone 75kg, una sedia 72kg, una bici 69kg, un paio di jeans 33kg e una t-shirt 7,2kg.

Entrando nel dettaglio del nostro Paese, prima tra tutte le regioni è la Campania con 709.279 tonnellate di CO2 risparmiate, ovvero il 15,8% del totale. Sul secondo gradino del podio troviamo la Lombardia con 654.540 tonnellate (14,6%) e al terzo il Lazio con 437.898 (9,8%). Chiudono la top 5 l’Emilia Romagna con 406.328 (9,1%) e il Veneto con 402.454 (9%).

Anche a livello di province la Campania si conferma la più green grazie al primo posto di Napoli, unica città del Sud presente nelle prime cinque, che ha risparmiato 516.776 tonnellate di CO2. Seguono Roma con 345.856, Milano con 228.124, Torino con 213.419 e infine Bologna con 161.389.

A livello internazionale, invece, Schibsted Media Group ha calcolato il risparmio potenziale di emissioni di anidride carbonica derivanti dalla compravendita di beni usati acquistati e venduti nei 7 maggiori mercati europei in cui opera con piattaforme di compravendita leader nei rispettivi mercati (Finn in Norvegia, Tori in Finlandia, Blocket in Svezia, Leboincoin in Francia, Vibbo in Spagna, Subito in Italia, Jòfogàs in Ungheria), nel mercato del Marocco (Avito), del Brasile (OLX) e del Messico (Segundamano), per un totale di 21,5 milioni di tonnellate di CO2.

Un dato decisamente importante soprattutto se si pensa che corrisponde al blocco del traffico della città di Oslo per addirittura 43 anni oppure a 1,2 milioni di tonnellate di plastica con cui si potrebbero produrre 169 miliardi di buste di plastica o 22 miliardi di bottiglie PET da 2 litri. E ancora 7,8 milioni di tonnellate di acciaio che corrispondono a 62.000 Statue della Libertà e ancora 0,7 milioni di tonnellate di alluminio che servono per fabbricare 49 miliardi di lattine.